Segnalo la recensione di Codex Gilgamesh sul sito di Steampunk Italia a questo indirizzo. Il fatto che il mio romanzo sia piaciuto anche a loro, che sono esperti nel genere, mi risulta particolarmente gratificante. Ho fatto un buon lavoro, insomma. Che aspettate a leggerlo? ;-)
martedì 15 aprile 2014
mercoledì 26 marzo 2014
Qualche piccola novità
Quest'anno andrò al Salone del libro di Torino, un po' per rivedere di persona Mauro di Dunwich e per parlare con lui dei progetti futuri, un po' perché sabato 9 alle 15 presento il romanzo steampunk Ultima - La città delle contrade scritto da Carlo Vincenzi, cui ho curato l'introduzione. Sarà una bella occasione per parlare un poco di Spaghetti Steampunk e di come in Italia si scriva di fantastico senza dover invidiare nessuno. A Torino.
Nel frattempo ho spedito Tirseno alla S.P.E.C.T.R.E., un gruppo di lettori che valuta inediti con l'intento di fornire informazioni agli autori per migliorare i loro scritti. Ho ricevuto importanti informazioni che mi permetteranno di migliorare Tirseno ancora in un paio di punti (in alcuni colpi di scena e sui profili di alcuni personaggi). Poi sarà finito per davvero e vedremo che sorte subirà.
A presto.
Nel frattempo ho spedito Tirseno alla S.P.E.C.T.R.E., un gruppo di lettori che valuta inediti con l'intento di fornire informazioni agli autori per migliorare i loro scritti. Ho ricevuto importanti informazioni che mi permetteranno di migliorare Tirseno ancora in un paio di punti (in alcuni colpi di scena e sui profili di alcuni personaggi). Poi sarà finito per davvero e vedremo che sorte subirà.
A presto.
venerdì 7 marzo 2014
La citta di Acri, il Regno di Cesse e il sultano Babi
Quella che vi narro è una leggenda del popolo Cananeo, o per lo meno, per tale viene spacciata da chi me l'ha raccontata. Come egli fece con me, io faccio con voi.
La storia che vi voglio narrare è ambientata tanto tempo fa, in quel crogiolo di popoli che fu la mezzaluna fertile. Questa storia narra le vicende della città operosa e felice di Acri. Questa città vedeva i suoi abitanti produrre armi complesse ed efficaci per il tempo che avevano permesso ad Acri di mantenersi libera dalle conquiste e prospera. Gli abitanti erano tanto affaccendati ed efficienti che avevano smesso di occuparsi delle questioni della loro città per dedicarsi ai propri mestieri e avevano conferito a un consiglio di capitani del popolo il compito di amministrarli.
Un brutto giorno il sultano Babi convocò il re di Cesse, suo vassallo, per informarlo di come gli fossero giunte voci di movimenti di popoli nomadi che, dalle terre ancora più a oriente, minacciavano di invadere le terre di Cesse prima e quelle del sultano poi. Visto l'amore cavalleresco che li univa, il sultano di Babi decise di aiutare il re di Cesse ma, nonostante il gran numero di soldati, c'era la possibilità che il regno di Cesse sarebbe caduto. Anche il regno di Cesse produceva armi ma lance e spade e scudi erano di gran lunga inferiori a quelli a disposizioni dei nomadi.
- Come farò allora? - domandò il re di Cesse.
- Conquista Acri - gli suggerì il sultano - gli uomini di quella città producono armi molto migliori di quelle fatte dai tuoi schiavi e potrai farli schiavi a loro volta e mandarli a combattere contro i barbari.
- Ma come faccio a conquistare una città che ha armi più potenti? - si lamentò il re di Cesse.
- Hai molto oro, usalo.
- Ma con l'oro non si fanno armi potenti.
- Usa l'oro per corrompere i capitani del popolo di Acri, sciocco! Così essi ti consegneranno la città senza colpo ferire.
E così fu. Il re di Cesse mandò degli emissari, riempì d'oro i capitani di Acri che gli aprirono le porte consegnandogli la città e mantennero il potere come valvassori di Cesse e del sultano Babi. L'invasione dei nomadi fu arginata al prezzo della vita e della libertà di Acri ma Cesse visse altri lunghi lustri di splendore.
La morale di questa favola potrebbe essere riassunta nel fatto che l'oro arriva dove non arriva l'acciaio oppure nel fatto che ogni uomo libero rimane tale finché cura i propri affari e non li delega ma la storia non finisce qui.
La storia che mi è stata narrata giunge da fonti cananee e ho approfondito l'argomento. I cananei l'hanno ereditata dai mitanni e dagli ittiti, e questi dagli assiri, che a loro volta l'hanno sentita dai babilonesi che, infine, l'hanno appresa dai sumeri. E la storia che scrissero i sumeri non termina qui, ma continua, anche se per molto poco. La storia sumera narra che un giovane di Acri non accettò ciò che era successo e che non si piegò agli accaduti. Questo giovane, privo di legami ma colmo di coraggio e sdegno, decise di immolare la propria vita alla Dea della Vendetta e iniziò a trovare e macellare i capitani del popolo che avevano venduto la città. Uno a uno caddero tutti, loro e le loro famiglie, trucidati dall'ira del vendicatore. Il re di Cesse fu trovato avvelenato e il sultano Babi perì durante una battuta di caccia, trafitto da una freccia. Questa aggiunta non cambia l'esito della storia, ma ne altera la morale: basta un uomo solo a raddrizzare i torti.
Si capisce come i popoli che ereditarono la storia, dai babilonesi in poi, e tutti con forme politiche più vicine agli imperi che alla federazione di città-stato come i sumeri, alterarono la storia per nascondere il vero finale: i pastori non vogliono che gli agnelli sappiano che possono mutare in lupi...
Si capisce come i popoli che ereditarono la storia, dai babilonesi in poi, e tutti con forme politiche più vicine agli imperi che alla federazione di città-stato come i sumeri, alterarono la storia per nascondere il vero finale: i pastori non vogliono che gli agnelli sappiano che possono mutare in lupi...
giovedì 16 gennaio 2014
Credere nello scrittore?
Il mio professore di Scienza della Politica sosteneva (a ragione) che essere eletti conferisce il diritto di rappresentare ma non la capacità di farlo. Similmente, la possibilità di esprimere il proprio parere su qualcosa (e su qualsiasi cosa, da una partita di calcio a un dipinto o, in questo caso, a un'opera letteraria) non significa avere la capacità di farlo. Possedere un blog con mille, diecimila, centomila follower, allo stesso modo, non significa che la tua opinione contenuta in un post sia competente rispetto all'argomento trattato dal post.
Questa premessa era necessaria, ora veniamo all'argomento che voglio affrontare. Ho letto in rete una "critica" a un romanzo steampunk. Non al mio. Ma non è questo il punto. Il punto è che quando si legge un libro, si stabilisce un patto. Questo patto ha delle regole che devono essere rispettate, da ambo le parti, ovvero sia dallo scrittore che dal lettore. Non è un patto univoco, in sostanza.
Veniamo alle regole dello scrittore: uno scrittore ha il dovere di realizzare un'opera leggibile, verosimile, coerente (che non entri in contraddizione con sé stessa).
Anche il lettore ha dei doveri, doveri che molto spesso tende a dimenticare (o proprio ignora): il lettore deve come prima cosa aggiungere tutto ciò che manca e, per ciò che è narrato invece, deve credere allo scrittore.
Facciamo degli esempi. Io scrittore scrivo che John si addormenta tra le radici di una quercia. Prima non ho scritto che John soffre di narcolessia, non ho scritto che diluvia, che ci sono due metri di neve, eccetera, quindi io scrittore ho rispettato le mie regole. Ora il lettore deve metterci del suo: deve immaginarsi la quercia con le sue grandi fronde, eccetera, non lamentarsi perché non gli ho descritto la quercia. La quercia è una quercia (perché non ho detto altro).
E questo era un caso facile.
Vediamo ora un caso più complesso, un caso horror. Se lo scrittore dice che c'è un fantasma, c'è un fantasma. Se non specifica di cosa è fatto un fantasma, come si forma un fantasma, perché esiste un fantasma, significa che il lettore deve metterci quello che conosce sui fantasmi, non lamentarsi perché non è spiegato che cosa sia un fantasma. Perchè poi, se viene spiegato, il lettore/"critico" si lamenta dell'infodump (una pratica che i "critici" ritengono molesta - e ho scritto "critico" tra virgolette perché la mia opinione circa questa pratica è sintetizzata dal primo paragrafo: il fatto che si possa criticare qualcosa su un blog non conferisce la capacità di farlo). Ancora, mio caro lettore, non puoi lamentarti del fatto che lo scrittore non possa usare un fantasma perché i fantasmi non esistono: è un horror. hai notato a cosa servono i generi? Abbiamo detto che è un horror, non un romanzo storico: sarebbe come lamentarsi di un romanzo di fantascienza perché tratta fatti non ancora accaduti e quindi falsi.
Fantascienza, appena citata. L'astronave fa un balzo interstellare di parecchi anni-luce. Lo fa, non è che devo farti una spiegazione di come avviene il balzo a livello quantistico, lo fa e basta.
Fantasy, adesso. Non devo scrivere un trattato di antropologia per spiegarti come l'evoluzione darwiniana ha selezionato la razza degli elfi. Sono alti, con le orecchie a punta, esperti di magia, un po' tutti filosofi. Se in un'altra opera, di un altro autore, gli elfi sono definiti diversamente, ebbene non sono i miei. Non puoi contestare che da quell'altra parte vengono usati in modo diverso e quindi io sbaglio a descriverli. Sono i miei, punto.
Continuo, difficoltà crescente. Steampunk. Lo steampunk è retrofuturismo ambientato in epoca vittoria. Non è l'epoca vittoriana. Valgono gli schemi sociali Vittoriani, ovvio, ma quanto valgono? Come affermato in precedenza, gli schemi "classici" (o meglio lo standard: la quercia per intenderci) valgono sino al punto in cui l'autore non li ridefinisce. Esempio. Nella società vittoriana esisteva una cristallizzata etichetta per le presentazioni. Un cittadino altolocato non poteva essere salutato o rispondere al saluto di uno ritenuto inferiore se prima non veniva appositamente presentato. Questa convenzione però era valida nella società vittoriana, quella vera. Se in uno steampunk l'autore in tutte le presentazioni non segue questa pratica, ha sbagliato? Se stesse scrivendo un romanzo storico ne convengo. Ma quello di cui parliamo non è un romanzo storico, è uno steampunk, ucronico/distopico per definizione. Se le persone si salutano senza etichetta vuol dire che l'etichetta non esiste. E tale assenza, essendo mostrata dallo scrittore, non implica che egli debba per forza spiegarlo al lettore durante la narrazione: lo mostra, cosa vuole il lettore, una parentesi del tipo:
Jack si presentò a John con una vigorosa stretta di mano (perché in questo romanzo la società vittoriana è ucronica e non esiste l'etichetta come in quella originale).
Cioè, caro "critico"/lettore, questo volete? Volete le postille? Volete le note a piè di pagina? Volete spiegata ogni cosa? C'è una gigantesca aeromobile a vapore costituita da un dirigibile che contiene minuscoli aeroplani: in epoca vittoriana non esistevano quindi è un errore? Mi scappa da ridere.
Torniamo al patto di cui ho parlato all'inizio. Lo scrittore e il lettore devono rispettare questo patto. Il lettore ci deve mettere del suo quando non è lo scrittore a specificare. Se lo scrittore scrive, che so, che nel suo romanzo fantasy i draghi hanno otto braccia, il lettore non può lamentarsi che è sbagliato perché i draghi non hanno otto braccia. I draghi di quel mondo hanno otto braccia, te lo mostra lo scrittore, cosa vuoi di più? E tutte le volte che lo scrittore fa agire o parla di un drago, ricorda che ha otto braccia, cioè non entra in contraddizione. Tu, lettore/"critico", perché non gli credi?
Sapete perché il lettore/"critico" non crede? Perché, così come non ci si può improvvisare scrittori, non ci si pò improvvisare lettori o "critici". Non si è capaci di leggere perché il cervello riconosce le lettere, le parole, le frasi. Si è capaci di leggere se si vede il romanzo che c'è dietro il libro (si legga, al riguardo, il mio precedente post), non se si riconoscono le parole.
Così come è pieno di scrittori improvvisati, così è pieno di "critici" e lettori improvvisati.
Non è che molti lettori o "critici" sono in realtà individui che ambiscono a scrivere? Non è che leggono un romanzo non rispettando le regole del lettore ma lo leggono pensandosi scrittori e percepiscono come errori tutto ciò che essi avessero fatto diversamente? Se ci sono errori si evidenziano, ci mancherebbe, ma non si "inventano" errori per aumentare le battute del post e il seguito di lettori.
Si, perché la "critica" vive nel paradosso: meno la critica è costruttiva e più è feroce, più viene apprezzata. Quindi, qualsiasi critica verrà percepita più "vera" quanto più sarà spietata. Anche questo post, che in sostanza, non è altro che una critica alla critica.
Un saluto
mercoledì 18 dicembre 2013
Novità natalizia
Dopo una lunga gestazione, Watson Edizioni ha pubblicato l'antologia Horror Storytelling che contiene il mio racconto steam-fantasy Il krakle di Cala na Kreige. Il racconto è il primo ispirato dalla figura di sir Argail O'Connor, investigatore ed elfo irlandese e che appartengono alla serie I diari di Edward Templeton, che si arricchiranno a breve di nuovi e inquietanti episodi.
Ne Il krake di Cala na Kreige, sir Argail è incaricato di fare luce sulla sparizione di uomini e donne avvenuti nella cittadina scozzese di Stonehaven. In un susseguirsi di colpi di scena e orrore, sir Argail e il suo assistente Edward scopriranno la sconvolgente realtà che si nasconde dietro una tranquilla e pescosa cittadina.
L'antologia Horror Storytelling contiene un'altra trentina di racconti a sfondo horror, per chiunque volesse regalarsi qualche brivido. La trovate su Amazon, su Libreria Universitaria, su IBS.
Buona lettura e buone feste.
giovedì 12 dicembre 2013
Nuovi progetti
E' un po' che non ci si legge!
Colpa mia, colpa mia. E' che ho avuto da fare. Giuro.
Finalmente è uscita "Horror Storytelling" di Watson Edizioni, che contiene Il krake di Cala na kreige, racconto steam-fantasy che vede un investigatore elfo alla presa con un mostro leggendario in un contesto ucronicamente vittoriano. Il protagonista è sir Argail O'Connor, un personaggio che doveva dare l'avvio a una sorta di serie, una pluralità di racconti uniti dal sottotitolo I diari di Edward Templeton, l'assistente di sir Argail. Ho parlato di questa opzione con Dunwich Edizioni che ha valutato un altro racconto/capitolo e si è mostrata disposta a pubblicarli.
Ero quindi impegnato nella stesura del nuovo primo episodio e nei successivi quando la stessa Dunwich mi ha accennato a uno spin-off di Codex Gilgamesh da proporre in una raccolta. Ho mollato sir Argail e mi sono ri-gettato a capofitto nel contesto vittoriano che ha visto protagonisti Kentigern, Eudora, Frankenstein, Gilgamesh, Jumpin' Jack. Il racconto è quasi terminato, e a tempo di record.
E non finisce qui, perché ho materiale da sistemare e da aggiungere a Tirseno per completarlo, chiuderlo e presentarlo a un editore che tratti epica.
Faccio gli auguri di Natale e di Anno Nuovo a tutti adesso perché non so se tornerò su queste pagine prima della fine dell'anno.
A presto.
PS: ah, sto preparando anche la versione digitale de Il Sigillo del Fuoco e del mio primo romanzo (scritto con Marco Bonati) Uomini in bilico.
giovedì 7 novembre 2013
Ritorno a Dunwich - ci sono
Una bella copertina per una raccolta dedicata a H.P. Lovecraft. Non è una novità che il mio stili si ispiri a quello del genio di Providence, il maestro dell'orrore H.P. Lovecraft. Con immenso piacere sono stato selezionato per un'antologia-tributo: Ritorno a Dunwich, pubblicato da Dunwich. Lo trovate a questo indirizzo.
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